Gli affreschi della Genesi sulla parete della Cripta del Peccato Originale, a Matera

Arte rupestre a Matera

La Cripta del Peccato Originale, un capolavoro nascosto nella roccia

Lungo la Gravina di Picciano, nel territorio di Matera, una chiesa rupestre di fondazione benedettina, di epoca longobarda, conserva uno dei cicli di affreschi più importanti dell'Alto Medioevo nel Sud Italia. È la Cripta del Peccato Originale, che per la sua ricchezza si è guadagnata il soprannome di "Cappella Sistina del rupestre".

Un racconto dipinto sulla roccia. Le pitture risalgono all'VIII-IX secolo e sono opera di un artista anonimo, chiamato per convenzione il "Pittore dei Fiori di Matera". Sulla parete di fondo scorre il ciclo della Creazione e del Peccato Originale: Dio Creatore, la nascita della luce, Adamo ed Eva. In tre nicchie della parete sinistra compaiono le triarchie degli Apostoli, della Vergine Regina e degli Arcangeli, tra iscrizioni in latino e motivi floreali. Quello che rende la Cripta un caso unico nell'area materana è la continuità del racconto: nelle altre chiese rupestri della zona le immagini restano quasi sempre isolate, qui invece costruiscono una vera narrazione della Genesi, episodio dopo episodio. È una delle testimonianze più alte dell'arte benedettino-beneventana, e la roccia non fa solo da supporto: l'ambiente della grotta è parte dell'opera, e dà alla visita un'atmosfera raccolta, lontanissima da quella di una chiesa costruita.

Un fico, non una mela. C'è un dettaglio che sorprende quasi tutti: il frutto della tentazione è un fico. La Genesi non dice quale fosse il frutto dell'Albero della Conoscenza, racconta solo che Adamo ed Eva, dopo averlo mangiato, si coprirono con foglie di fico. Per questo l'arte paleocristiana e medievale lo ha spesso raffigurato così, prima che in Occidente si imponesse la mela. Un particolare minimo, che apre però una finestra su come è cambiato nei secoli il modo di raccontare la Caduta.

Dalle pecore al restauro. Abbandonata dai monaci, la grotta servì per secoli ai pastori, anche come ricovero per gli animali. Solo il 1° maggio 1963 i soci del Circolo La Scaletta di Matera la riportarono alla luce. Dal 2001 la Fondazione Zétema, con la consulenza dell'Istituto Centrale del Restauro, ne ha curato il recupero integrale, affreschi e grotta insieme: un anno di monitoraggio del microclima, indagini geologiche, studi sul biodeterioramento e la rimozione delle colonie biologiche che coprivano le pitture, senza intaccarne le superfici. Oggi la Cripta è di nuovo visitabile.

Fino a Tursi e Anglona. La pittura sacra è il filo che porta il viaggio più a sud. Al Santuario di Santa Maria d'Anglona, vicino a Tursi, un altro ciclo di affreschi medievali racconta la vita di Cristo e della Vergine tra figure di santi: epoche e linguaggi diversi, ma lo stesso modo di trasformare lo spazio sacro in un racconto per immagini. A Tursi c'è poi la Rabatana, il nucleo più antico del paese, stretto tra i burroni e segnato dalla presenza saracena, che ha ispirato tanti versi del poeta Albino Pierro. Anche qui, come nella Cripta, tutto parte dalla roccia. Per vivere l'itinerario con calma, la base è Casa da Carmine, nel centro di Tursi: da qui la visita alla Cripta diventa l'inizio di un viaggio più lungo nella Basilicata meno battuta.

Foto: affreschi della Cripta del Peccato Originale, di Pietro & Silvia, licenza CC BY 2.0, via Wikimedia Commons.

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